Le audizioni in Commissine sul PNRR hanno fatto emergere la volontà di più soggetti, anche con ruoli e finalità distanti, di tutelare la risorsa acqua. Alcune proposte vanno nella direzione di un lavoro che abbiamo già iniziato. Legambiente, Arera e Utilitalia sono i soggetti che più si sono espressi sul tema: le priorità di intervento riguardano un approccio sostenibile alla risorsa in un’ottica di circolarità e sostenibilità.

Nel dettaglio Legambiente propone una revisione delle concessioni relative alle acque minerali applicando un canone minimo a livello nazionale di 20 euro/metro cubo. Ma anche di rivedere il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua, con un sistema di premialità e penalità che valorizzi le esperienze virtuose sul risparmio idrico. E interventi di bonifica della falda di quei siti inquinati che hanno compromesso l’accesso all’acqua potabile di intere province. 

Utilitalia (la Federazione che riunisce 500 aziende operanti nei servizi pubblicivdell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas) sottolinea la necessità di snellimento delle procedure per l’apertura dei cantieri e una buona riforma del servizio idrico con un’attenzione ai territori più fragili. Una posizione condivisa anche da Arera, che evidenzia la necessità di aumentare la dotazione dei fondi destinati al Piano Idrico Nazionale di 10 miliardi.Ed ancora altri soggetti hanno insistito, con diversi approcci, sul tema acqua, penso a Asviss, Lipu, Wwf.

In questa fase di riscrittura del Pnrr ci aspettiamo e spingiamo affinchè le risorse per i fondi destinati alle opere idriche siano aumentate. Lo ripeto ancora una volta non possiamo prescindere dall’acqua, dobbiamo aprire ancora più cantieri da Nord a Sud per risolvere il gap infrastrutturale dalle dighe agli acquedotti ai depuratori. E dobbiamo ammodernare l’intera rete idrica perché davanti alle conseguenze degli sconvolgimenti climatici non è ammissibile che si perda quasi la metà dell’acqua immessa nelle tubature. 

 

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