Oggi è stato presentato qui a Montecitorio il quinto rapporto dell’Ispra sul consumo di suolo in Italia.
I dati sono letteralmente allarmanti: l’anno scorso la superficie naturale è stata coperta da 2 metri quadrati di cemento al secondo, ben 52 km di terreno vegetale sono stati impermeabilizzati. Aspetto ancora più grave è che quasi un quarto (il 24,61%) del nuovo consumo di suolo netto tra il 2016 e il 2017 è avvenuto all’interno di aree soggette a vincoli paesaggistici. Di questo, il 64% è dovuto alla presenza di cantieri e ad altre aree in terra battuta destinate, in gran parte, alla realizzazione di nuove infrastrutture e fabbricati. I nuovi edifici rappresentano il 13,2% del territorio vincolato perso nell’ultimo anno.

Il consumo del suolo è legato anche al fenomeno del dissesto idrogeologico. Il 6% delle trasformazioni del 2017 si trova in aree a rischio frana, che costituiscono il 12% del totale del suolo artificiale nazionale. Il 15%, invece, coinvolgerebbe i territori a pericolosità idraulica media. La densità maggiore di consumo rispetto alla media nazionale, invece, si troverebbe nelle aree costiere: 2,33 contro 1,73 metri quadrati per ettaro. A livello provinciale, al centro e nel Nord Italia si concentrano le province con l’incremento più alto nel 2017.

Durante l’incontro è intervenuto anche il nostro Ministro dell’ambiente Sergio Costa che ha ribadito il suo impegno a seguire tale tema e in stretta collaborazione con il Parlamento, e che la legge su consumo di suolo è priorità assoluta.

Personalmente oltre a seguire il tema dell’acqua, da tempo sto seguendo con molta attenzione anche la questione del consumo di suolo e del dissesto idrogeologico, infatti appena eletta, ho depositato una proposta di legge per la prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico e una proposta di legge in collaborazione con il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio che mira all’arresto del consumo di suolo.

 

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