Quanti sprechi si nascondono dietro una bottiglia di acqua minerale? Tantissimi. La pratica riserva di acqua che tutti noi – chi più, chi meno – incrociamo nella quotidianità, ha un costo altissimo. In termini ambientali ma non solo: anche come mancata entrata nelle casse dello Stato. Si tratta infatti di un giro di affari che vale 3 miliardi l’anno di cui appena 19 milioni arrivano nelle casse regionali. La proposta di legge sull’acqua pubblica ha pensato anche come arginare questo enorme spreco: regolamentando le concessioni e contando – e facendo pagare – i metri cubi di acqua imbottigliata. Perché anche nel business delle minerali si nasconde il profitto sull’acqua ed ora di dire basta!

Quanto consumiamo. L’Italia è tra i maggiori consumatori di acqua in bottiglia: con 224 litri a testa per un totale di risorsa imbottigliata che si aggira tra i 14 e 16 miliardi di litri. E se volessimo rendere visivamente questo consumo potremmo immaginare un serpentone composto da bottiglie di plastica allineate lungo ben 4 milioni di km, una distanza enorme che equivale a dieci volte quella tra la Terra e la Luna.
Le concessioni. Sono 307 in tutta Italia, la concentrazione maggiore è in Piemonte e a seguire troviamo Lazio e Lombardia. Molte concessioni si basano sul criterio della superficie concessa e non sulla quantità di acqua effettivamente utilizzata, un dato che spesso non viene neanche fornito alle Regioni che nella migliore delle ipotesi si accontentano di controlli a campione. Cosa significa? Che in alcuni casi non sappiamo quanto acqua viene estratta e imbottigliata.

Un business che non conviene ai cittadini. Ma quanto incassano le Regioni da queste concessione che, se sommate a quelle per le acque termali, coinvolgono il 2% della superficie del nostro Paese? Pochissimo: 19 milioni l’anno a fronte di un giro di affari di circa 3 miliardi l’anno. L’acqua minerale è un vero affare dunque ma non per i cittadini perché ad arricchirsi sono i grandi gruppi. Parliamo di cifre altissime concentrate nelle mani di pochi: i due gruppi maggiori – Sanpellegrino spa, del gruppo Nestlé, e Gruppo San Benedetto – imbottigliano il 68% del consumo totale. Grandi guadagni e spese bassissime: per ogni euro spesso per pagare la concessione, chi imbottiglia ne guadagna 200. Ad oggi è questa la proporzione, consentiamo utili stratosferici attraverso lo sfruttamento di una risorsa non infinita e nostra! Perché non rivedere questi contratti – stipulati spesso con trattative private e quindi poco trasparenti – per far incassare alle Regioni cifre da reinvestire in servizi, per esempio?

La qualità. L’equazione acqua in bottiglia = qualità = salute non sta in piedi. Siamo martellati ogni giorno dalla pubblicità sui mirabolanti effetti delle minerali mentre dovremmo chiederci: chi controlla la qualità di queste acque? Le Regioni. Ma lo fanno ogni 5 anni perché questo è il termine temporale previsto dalla legge. L’acqua che esce dai nostri rubinetti è, sempre per legge, sottoposta a molti più controlli. Per una serie di sostanze saline, per esempio, le minerali non hanno nessun limite. L’acqua in bottiglia sta diventando anche una sorta di status symbol attraverso sponsorizzazioni di marchi famosi e collaborazioni con influencer, si tratta di una moda decisamente poco sostenibile da un punto di vista ambientale e il paradosso è che questa pubblicità si associa spesso a messaggi salutisti e di ispirazione green.

La plastica e la sostenibilità. Le acque minerali sono imbottigliate nel materiale che sta letteralmente invadendo il nostro pianeta. Ogni anno in Italia si producono 7 miliardi di bottiglie di plastica. Potremmo eleggere la bottiglietta d’acqua di plastica a emblema della non sostenibilità ambientale. È fatta di un materiale difficile da smaltire, contiene una risorsa che ad oggi è sfruttata come se non dovesse finire mai e la paghiamo tanto – pensateci, davvero troppo! – soprattutto sapendo quanto poco costa a chi ci guadagna. Diffondiamo invece la buona pratica di portarsi dietro una borraccia riempita di acqua del rubinetto!

La nostra legge. Intervenire in questo ambito, molto lucroso ma assai poco regolamentato, è urgente. Vogliamo sapere quanta acqua viene imbottigliata e vogliamo definire un canone congruo da reinvestire nel servizio idrico integrato. Anche il business sulle minerali significa fare profitto sull’acqua! Basta! Beviamo acqua pubblica e non in plastica!

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