Questa mattina ho visitato il carcere di Regina Coeli per parlare con i detenuti e la polizia penitenziaria. Un pugno allo stomaco. I detenuti si ritrovano a stare in 6 in micro ambienti da 4 posti. Ho avuto la possibilità di parlare con qualcuno di loro. Il prossimo mese un giovane detenuto diventerà padre e oggi era passata la compagna in visita. Tutti ci chiedevano almeno uno spazio più umano, la possibilità di stendere il bucato, i più fortunati ci mostravano con orgoglio che avevano un piatto doccia.
Abbiamo visitato le varie sezioni, la nuova sala operatoria, le infinite ristrutturazioni dei padiglioni, la mancanza di fondi anche per una lampadina. La penitenziaria e il personale lavorano sotto organico, non vengono formati per svolgere funzioni delicate anche dal punto di vista umano.
Lamentano mancanza di dialogo tra la penitenziaria che vive il carcere e chi scrive norme spesso inapplicabili.
Abbiamo incontrato anche i detenuti malati e infine studenti e lavoratori fermati alla manifestazione di sabato 19 ottobre qui a Roma: un po’ spaventati ma stanno bene.


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