“Dopo 8 anni vogliamo finalmente attuare il referendum sul”acqua votato da 27 milioni di persone: fuori i profitti dall’acqua, fuori l’acqua dal mercato. E lo faremo”. Federica Daga, deputata M5S, è la relatrice del progetto di legge sull’acqua pubblica. “Quel referendum non è mai stato attuato, gli oneri finanziari abrogati dai cittadini sono rientrati dalla finestra e sono addirittura cresciuti dal 7 al 12% e ci sono state agevolazioni per le fusioni delle aziende idriche”.

La Lega si mette di traverso. Con una trentina di emendamenti rischia di far saltare il vostro progetto.

“Stiamo lavorando insieme in commissione Ambiente, non solo con la Lega. Stiamo cercando di arrivare a un buon testo, assorbiremo proposte anche di altri partiti”.

Ma il governo dovrà dire sì o no ai vari emendamenti e la Lega propone di togliere alcuni concetti chiave come “governo pubblico” dell’acqua. Del resto nel 2011 loro si schierarono contro il referendum.

“Stiamo discutendo”.

Alla fine dovrete decidere profitti sì o no.

“Il nostro obiettivo è eliminare ogni speculazione finanziaria sull’acqua e lo centreremo. Non ci attacchiamo alla singola parola ma al concetto: non si devono più fare profitti, quello che i cittadini pagano va reinvestito nelle reti”.

La Lega rinuncerà alla posizione mercatista?

“È una battaglia che combattiamo da 12 anni e non intendiamo fare passi indietro. Del resto è anche a pagina 2 del contratto di governo. Sui profitti è difficile parlare di mediazioni: o si fanno o non si fanno, è bianco o nero”.

Secondo Utilitalia la vostra riforma costerà 15 miliardi una tantum e 5 miliardi l’anno per la gestione.

“Se fanno riferimento al rapporto di Oxera (società di consulenza, ndr), lo contesto: ci sono dati sommati più volte. Il costo del passaggio sarà inferiore a quella cifra. Noi non proponiamo di chiudere le aziende quotate, ma di scorporare i rami d’azienda”.

Contate sulla sponda della sinistra che nel 2011 appoggiò il referendum?

“Allora il Pd si pronunciò a favore del referendum solo due settimane prima, quando era ormai chiaro che si sarebbe centrato il quorum. E nella scorsa legislatura hanno completamente sconvolto l’impianto della legge. Noi consideriamo il Pd come un nemico della riforma”.

Alla fine i costi peseranno sulla fiscalità generale?

“Per noi le grandi opere da fare sono queste, sistemare la rete idrica e i depuratori e uscire dalla procedura d’infrazione Ue. Nell’ultima manovra abbiamo stanziato un miliardo in dieci anni da investire sugli invasi e gli acquedotti. Se passa la legge, la fiscalità generale sarà uno degli strumenti di finanziamento, non l’unico”.

 

Intervista a firma Andrea Carugati, pubblicata su La Stampa del 18 febbraio 2019

 

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