Da giorni ormai escono articoli sui giornali e comunicati stampa dai soggetti coinvolti nella gestione del servizio idrico. Utilitalia fa allarmismo sventolando la bandiera dei costi per la ripubblicizzazione difendendo così coloro che, fino ad oggi, si sono arricchiti spartendosi gli utili della gestione di una risorsa di tutti.

La nostra proposta di legge non è “un passo indietro” ma anzi riallineerebbe il Paese ad una tendenza globale che ha escluso la finanza dalla gestione della risorsa idrica: negli ultimi 15 anni i passaggi al pubblico sono stati 235 nel mondo dei quali 130 in Europa. Affermare che ad oggi le decisioni sull’acqua sono già prese dal pubblico significa omettere il coinvolgimento di finanza, multinazionali e capitali esteri. In altre parole, questi soggetti, la cui finalità ultima è ovviamente il profitto, possono vendere quote e, se immaginiamo le estreme conseguenze, anche farsi intestare un fonte idrica.

Per quanto riguarda la tariffa, non dimentichiamo che in questa è compresa anche una voce che corrisponde agli utili dei gestori privati. Di contro la gestione pubblica assicurerebbe il rinvestimento di ogni centesimo pagato in bolletta nel servizio. È sufficiente guardare i dati: se cumuliamo quelli delle quattro grandi multiutility – Acea, Hera, Iren e A2A – vediamo come il totale dei ricavi sia passato dal 17% del 2010 al 24% del 2016.

Mentre il dato terroristico dei 15 miliardi di spesa per la pubblicizzazione è aleatorio, non si basa su dati e analisi specifiche e, non a caso, è stato riveduto poi al ribasso dopo pochi giorni dalla prima pubblicazione. Le tempistiche di attuazione del provvedimento consentiranno di non dover gravare sulle finanze pubbliche con indennizzi esorbitanti o rimborsi per investimenti magari nemmeno ancora realizzati.

Legare l’acqua, un diritto umano, ai giochi della finanza significa non guardare al futuro e alla tendenza in atto in tutto il mondo, da Parigi a Berlino, a Grenoble fino ad alcune città degli Stati Uniti. E significa anche ignorare il diritto dei cittadini e di quanti si sono espressi nel referendum del 2011.

 

Gli ultimi comunicati stampa:

PDL ACQUA, M5S: CON MULTINAZIONALI E FINANZA NON È GESTIONE PUBBLICA. RISORSA RESTI IN MANO AI CITTADINI


Roma 22 GEN – “Per ostacolare la portata innovativa della proposta di legge a prima firma della nostra collega in commissione Federica Daga, qualcuno ha ancora la faccia tosta di sostenere che già oggi in Italia il pubblico governa la gestione delle risorse idriche. Vogliamo invece ricordare che finché le società di gestione saranno controllate da finanza, multinazionali e capitali esteri non si potrà parlare di pubblico. Questi soggetti, la cui finalità ultima è ovviamente il profitto, possono vendere quote e, se immaginiamo le estreme conseguenze, anche farsi intestare un fonte idrica e cederla eventualmente a terzi. È quello che abbiamo già rischiato, e per fortuna scongiurato grazie alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al Movimento 5 Stelle, con le fonti del Peschiera”. Lo affermano i portavoce del Movimento 5 Stelle Ilaria Fontana e Alberto Zolezzi, rispettivamente capogruppo e membro della commissione Ambiente alla Camera.
“Legare l’acqua, un diritto umano, ai giochi della finanza significa non guardare al futuro e alla tendenza in atto in tutto il mondo, da Parigi a Berlino, a Grenoble fino ad alcune città degli Stati Uniti. E significa anche ignorare i diritti dei cittadini e di quanti si sono espressi per la gestione pubblica e partecipata nel referendum del 2011” proseguono Fontana e Zolezzi.
“Le multinazionali e i privati in generale hanno interesse a guadagnare sulla gestione: i dati forniti dall’autorità di regolazione confermano che quando ci sono loro il servizio costa di più. Per giunta, mentre i lori ricavi aumentano esponenzialmente – dal 17% del 2010 al 24% del 2016 – non fanno altrettanto le cifre stanziate per gli investimenti in manutenzione e innovazione e per tappare le reti colabrodo. Anzi, come ha confermato Arera, spesso dietro gli stanziamenti per investimenti ci sono forme di “ristoro” per gli azionisti che si aggiungono ai dividendi. La gestione pubblica assicurerà il reinvestimento di ogni centesimo versato dai cittadini nel servizio, con una trasparenza maggiore e un bene di tutti che resterà nelle loro mani, senza il rischio di trovare fondi esteri e finanzieri a speculare sulla nostra acqua” concludono i deputati del MoVimento 5 Stelle.

PDL ACQUA, M5S: DA UTILITALIA SOLO ALLARMISMO SU NOSTRA LEGGE: INESISTENTE IL COSTO DI 15 MLD

Roma 22 GEN – “Quello di Utilitalia è solo allarmismo. Sparano cifre stratosferiche sui costi del passaggio alla gestione pubblica dell’acqua per difendere gli interessi di chi dal referendum del 2011 ad oggi è andato contro la volontà degli italiani e ha continuato a speculare sulla risorsa più preziosa”. Lo afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Federica Daga, prima firmataria della proposta di legge per l’acqua pubblica in discussione in commissione Ambiente alla Camera.

“Il dato inesistente dei 15 miliardi di spesa per la pubblicizzazione non si basa su dati e analisi specifiche e, non a caso, è stato riveduto poi al ribasso dopo pochi giorni dalla prima pubblicazione. Dall’organismo che rappresenta anche le multinazionali del settore ce lo aspettavamo, e questo ci spinge ancora di più a proseguire nell’iter di approvazione della nostra proposta di legge, che produrrà più risparmi in bolletta e più investimenti nell’efficienza del servizio” prosegue Federica Daga.

“Le tempistiche di attuazione del provvedimento consentiranno di non dover gravare sulle finanze pubbliche con indennizzi esorbitanti o rimborsi per investimenti magari nemmeno ancora realizzati. La legge che sta mettendo a punto il Movimento 5 Stelle ci rimette invece al passo con le realtà europee e globali più avanzate, che hanno escluso la finanza dalla gestione della risorsa idrica: negli ultimi 15 anni i passaggi al pubblico sono stati 235 dei quali 130 in Europa. E i vantaggi di questa scelta per i cittadini sono stati immediati” conclude Daga.

22 gen 19:55 – Adnkronos
ACEA: PACETTI (M5S), PER NOI ACQUA PUBBLICA SIGNIFICA GESTORE INTERAMENTE PUBBLICO =

Roma, 22 gen. – (AdnKronos) – “Le opposizioni parlano di acqua pubblica in maniera completamente inopportuna e differente da quella che è la concezione del M5s. Per il M5s acqua pubblica significa che il gestore sia interamente pubblico ad oggi invece in Italia ci sono gestori con il capitale privato all`interno“. Lo ha detto il capogruppo del M5S Giuliano Pacetti intervenendo in Aula Giulio Cesare su una delibera della consigliera civica Svetlana Celli sull“acqua del sindaco` negli uffici capitolini.  (Del/AdnKronos)ISSN 2465 – 12222-GEN-19 19:55 .NNNN

22/01/2019 18.00 – Utilitalia
ACQUA: UTILITALIA, “DISPONIBILI A QUALSIASI CONFRONTO SUI NOSTRI NUMERI”

UTILITALIA – la Federazione delle imprese idriche energetiche e ambientali-  risponde alla deputata del Movimento 5 Stelle, Federica Daga, che ha definito “allarmistiche” le stime sui costi del passaggio alla gestione pubblica dell’acqua che sarebbero conseguenti all’approvazione della sua Proposta di Legge.

 

Dispiace constatare le dichiarazioni dell’On. Daga, prima firmataria del progetto di riforma del servizio idrico.  Si tratta di affermazioni infondate sia nei confronti di aziende che hanno oltre 100 anni di storia e competenza, che di una Federazione che da sempre rappresenta tutte le imprese di servizi pubblici locali e in particolare i gestori dell’acqua. 

La parlamentare del M5S parla di “allarmismo” e di numeri a suo dire inesistenti, ma le posizioni di Utilitalia, qualunque sia la materia affrontata, sono sempre e rigorosamente ancorate ad evidenze empiriche e analisi dei dati, di regola attraverso studi autonomamente svolti da agenzie e centri di ricerca indipendenti.

 

Nel caso specifico i numeri riportati nei nostri dossier sono pubblici e accessibili a tutti i cittadini, a maggior ragione a chi ricopre ruoli parlamentari. Provengono dall’Autorità di Regolazione, dagli Enti di Ambito e dai bilanci delle imprese. Utilitalia è disponibile a confrontarsi con chiunque su questi numeri.

 

Le procedure per la trasformazione di tutte le gestioni esistenti in aziende speciali o altri enti di diritto pubblico, avrebbero conseguenze inevitabili, come la cessazione anticipata delle concessioni legittimamente in essere e la perdita di valore economico delle aziende esistenti. Il costo per riacquistare le quote di partecipazione cedute negli anni e per ripagare lo stock di debito contratto con banche e cittadini sarebbe di 15 miliardi di euro (una tantum) cui andrebbero aggiunti i 5 miliardi l’anno previsti per gli investimenti, ma stavolta con finanziamento a carico della fiscalità generale e non più della tariffa.

Utilitalia – pur condividendo gli obiettivi generali del Progetto di Legge, la necessità di assicurare a tutti i cittadini infrastrutture e servizi di qualità elevata e l’esigenza di garantire i diritti delle fasce deboli della popolazione – invita a non ignorare che per fare questo siano necessari ingenti investimenti, il cui finanziamento e la cui concreta realizzazione sul piano tecnico possono essere assicurati solo da soggetti industriali qualificati, siano essi totalmente pubblici o misti, come nella situazione attualmente in essere.

Il settore idrico nel nostro Paese ha intrapreso un percorso di miglioramento solo negli ultimi anni, impedito in passato proprio dai limiti dei modelli gestionali ai quali si vorrebbe ritornare.

Restando ancorati ai fatti e alle evidenze giuridiche, Utilitalia sottolinea che il Referendum del 2011 non ha mai indicato la via della ripubblicizzazione forzata, ma reso l’Italia uguale agli altri Stati Membri nei quali il Servizio idrico Integrato può essere affidato dall’ente locale, liberamente, attraverso tre forme parimenti valide: concessione a terzi, società mista pubblico privata e affidamento in house ad una propria società di cui detenga interamente il capitale pubblico. Non esiste quindi un obbligo alla pubblicizzazione del Servizio, ma una libertà di scelta per l’ente locale.

In merito all’affermazione di “gestori che speculano sull’acqua”, Utilitalia sottolinea che dovrebbe esser cosa nota a chi si occupa di normative che le tariffe dell’acqua sono decise da un’autorità pubblica e non dai gestori, così come gli standard di qualità del servizio e gli investimenti da realizzare.

Utilitalia, tra i primi soggetti chiamati in Audizione alla Commissione Ambiente, si è limitata a depositare documenti in cui si evidenziano i pericoli di un ritorno al passato che avrebbe gravi ripercussioni sui cittadini e le finanze pubbliche.

Le stesse preoccupazioni sono peraltro state evidenziate da quasi tutti i soggetti auditi dalla medesima Commissione, dalle Regioni agli enti locali, dalle imprese ai sindacati fino alle associazioni professionali di ingegneri (le ultime audizioni, con giudizi critici verso il Progetto di Legge Daga, si sono tenute proprio questa mattina).

La convergenza di posizioni critiche da parte di soggetti così differenziati tra loro dimostra con evidenza che non si tratta di difendere gli interessi delle imprese, ma quelli ben più rilevanti di tutti i cittadini.

22/01/2019 16.00 – QUOTIDIANO ENERGIA
ACQUA E RIFIUTI, “CON PROPOSTE M5S SI RINUNCEREBBE ALLE MULTIUTILITY”

La proposta di legge M5S sul settore idrico A.C. 52 (prima firmataria Daga) e il disegno di legge in campo ambientale A.S. 651 (prima firmataria L’Abbate) implicano “la rinuncia alla gestione industriale e alle stesse multiutility per come le conosciamo”. È quanto si legge nell’ultima analisi pubblicata dal Laboratorio servizi pubblici locali (Spl) di Ref Ricerche (Collana ambiente, contributo n. 112).
“Si tratta di previsioni di legge che, laddove approvate, prescriverebbero per il servizio idrico lo scorporo del ramo d’azienda da ripubblicizzare e per i rifiuti l’impossibilità della gestione integrata del ciclo”.

Secondo lo studio di Ref, inoltre, “mettere in discussione i cardini della gestione industriale vuol dire rinunciare al contributo offerto dall’aumento delle dimensioni (economia di scala) e dalla diversificazione su più servizi (economie di scopo). Spacchettare le multiutility riduce la possibilità di sinergie tra i servizi pubblici che hanno una base territoriale comune”.

Ad esempio, “sinergie fra servizi idrico integrato e smaltimento dei rifiuti sono piuttosto evidenti, così come, nei limiti delle possibilità, lo sono quelle collegate allo sfruttamento di biogas/biometano e autoproduzione energetica. Il recupero energetico della termovalorizzazione contribuisce alla copertura della domanda elettrica e di quella di calore tramite il teleriscaldamento urbano. Vi sono anche sinergie legate alla gestione delle utenze”.

Di contro, secondo lo studio, occorre evitare “una duplicazione di società che hanno diseconomie: raddoppio delle assemblee, dei consigli di amministrazione, dei revisori, dei collegi dei sindaci, degli organismi del Modello 231, dei responsabili della privacy/Gdpr. Rinunciare alle dimensioni e alla diversificazione equivale a rinunciare agli investimenti, oltre che alle economie di scala e di scopo, con un conseguente aumento di costi e tariffe”.

Sono due, infine, i vantaggi delle multiutility messi in evidenza da Ref: “Maggiore accesso al credito e minore impatto ambientale delle gestioni”.

 

Condividi l'articolo su: Facebooktwittergoogle_plusFacebooktwittergoogle_plus