Vi racconto la Legge di Bilancio 2018

Un’altra Legge di Bilancio è stata archiviata da un Governo targato PD. 

Era già tutto scritto e a poco è valso il duro lavoro nelle commissioni e negli uffici per predisporre degli emendamenti che tentassero di porre un freno alle porcate di questo Governo. Arriviamo alla fine di queste settimane di duro lavoro stremati. Tutti noi ci siamo impegnati nei nostri ambiti di competenza, sia dentro che fuori al Palazzo. Un lavoro fatto quindi su più fronti. Oltre al bonus privatizzazioni previsto al comma 479bis, dal recupero e manutenzione dell’edilizia residenziale pubblica, all’emergenza idrica fino ad arrivare al dissesto idrogeologico, sono molti gli ambiti di cui mi sono occupata. 

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Fondo per il recupero e la manutenzione degli immobili di edilizia residenziale pubblica:

Avevamo chiesto che le risorse previste dall’articolo 4 del cosiddetto Decreto Lupi venissero anticipate e che il fondo fosse ulteriormente finanziato con il fine di sostenere una misura che ancora non ha prodotto tutti gli effetti sperati.
Infatti, su 40.000 alloggi Erp, che Regioni e Comuni hanno chiesto di ristrutturare per renderli immediatamente disponibili in base a quanto previsto dall’articolo 4 del Decreto Lupi, dal 2014 ad oggi ne sono stati consegnati solo 405.
Troppo poco. Ritardi, mancanza di fondi e burocrazia non hanno reso possibile porre la giusta attenzione a un problema sociale così importante.

Questione emergenza idrica, Piano Invasi = aumento delle tariffe

Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare del famigerato Piano Invasi che avrebbe salvato l’Italia dalla drammatica crisi idrica.

Decine e decine di articoli e slide sulla necessità di investimenti nel settore idrico per ripristinare le reti. Tante le promesse in attesa della legge di bilancio 2018 che si sono rivelate l’ennesima bufala.

Infatti i commi 302/304 (articolo 49 del testo uscito dal Senato) contenevano tutta la questione del Piano Invasi, diventato poi anche grazie ai nostri emendamenti Piano infrastrutture acquedottistiche. L’articolo è diventato molto più complesso al termine della discussione alla Camera tramite un emendamento del relatore. Agli inizi dei lavori si parlava solo di invasi (quando sappiamo bene che i problemi in tema di acqua sono anche molti altri) ma non erano specificati i fondi che lo avrebbero sostenuto. Ricapitolando i fondi promessi in questi mesi erano di almeno 2 miliardi, i fondi richiesti dall’ANBI addirittura 20 miliardi, i fondi necessari secondo le stime per ripristinare le infrastrutture idriche 5 miliardi.

E alla fine nella Legge di Bilancio 2018? I fondi certi sono 50 milioni (2,5% dei fondi promessi) tutti da verificare in base ad un DPCM (Decreto Presidente Consiglio dei Ministri) che dovrà essere emanato nei prossimi mesi (a Camere sciolte) più fondi infrastrutture tra cui quelle idriche relativo, già previsti lo scorso anno nel comma 140 della legge di bilancio 2017 (e che trovate anche al comma 632 di questa legge di bilancio). Noi abbiamo provato a chiedere, purtroppo inutilmente, che il piano invasi/infrastrutture idriche venisse finanziato realmente per 2 miliardi in due anni. Perché il settore ha bisogno di tutto il sostegno dello Stato per ripristinare la situazione di anni di mancanza di investimenti e garantire l’accesso all’acqua a tutti i cittadini. E invece, quello che è più grave e che è emerso con chiarezza solo con l’emendamento del relatore, discusso la notte tra lunedì e martedì alle 2 del mattino, è che il grosso degli investimenti dovranno comunque essere finanziati tramite le TARIFFE (!) attribuendo alla AEEGSI – ora ARERA – anche la responsabilità di monitorare e stabilire i criteri per il piano infrastrutture acquedottistiche, mentre il piano invasi passerà per le mani del Ministero delle Infrastrutture.

E il Ministero dell’Ambiente? Un fantasma.

Questione ARERA:

Nei commi 305 e successivi (articolo 49 bis del testo uscito dal Senato) il Governo ha deciso che passano sotto la competenza dell’AEEGSI anche i rifiuti, trasformando il tutto in un nuovo acronimo: ARERA.

Questo per dire che tutto ciò che dovrebbe essere servizio pubblico viene deciso e regolato da una autorità finanziata dai gestori a garanzia del mercato. Bello, vero?

Quindi oltre allo smisurato potere che viene attribuito all’Authority, si prevede il passaggio dei suoi membri (Presidente compreso) da 3 a 5. Nomine che, guarda un po’, sono in scadenza a febbraio 2018. Abbiamo tentato sia noi che i colleghi del Senato di opporci e chiedere che gli attuali membri venissero prorogati di almeno 6 mesi in modo da garantire continuità e attendere le nuove elezioni. Invece, in barba alla necessità di consultazione delle commissioni competenti, probabilmente queste saranno poltrone importanti che verranno spartite nei mesi in cui le Camere saranno sciolte. Insomma una buona occasione per piazzare qualcuno onde evitare che resti senza poltrona.

Questione Autorità di Bacino Distrettuali:

Commi 309 e successivi (articolo 49 ter del testo uscito dal Senato e aggiunto dal relatore) 

Con il comma 309 vengono incrementati di 5 milioni di euro annui i capitoli di spesa del Ministro dell’Ambiente al fine di garantire l’effettiva copertura delle funzioni assegnate ai Distretti di Bacino (le otto Autorità Distrettuali che dovrebbero aver inglobato le precedenti Autorità di Bacino nazionali, interregionali e regionali, come predisposto dalle direttive europee).

Con il comma 310, “al fine di supportare Roma Capitale nelle funzioni di valorizzazione dei beni ambientali e fluviali con particolare riferimento alla riduzione del rischio idrologico nel bacino del fiume Tevere” vengono assegnate all’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale risorse pari a 2 milioni di euro per il 2018 al fine di “assumere a tempo indeterminato un contingente di unità personale”!!! Ovviamente nel comma non vengono specificati con quali criteri verranno selezionate tali figure, ci basta sapere però che da quest’estate è stato nominato Segretario generale dell’Autorità proprio Erasmo D’Angelis . A questo punto auspichiamo che faccia davvero buon uso di tutte queste risorse per coordinare insieme a Roma Capitale il grande lavoro che c’è da fare per la messa in sicurezza e la valorizzazione del Tevere.

Con il comma 311 viene assegnato uno stanziamento di 7 milioni di euro a decorrere dal 2018, all’Autorità di Bacino nazionale dei fiumi Liri Garigliano e Volturno, all’Autorità di Distretto dell’Appennino Meridionale e a quello del fiume Po al fine di adeguare la propria struttura organizzativa.

Speriamo vivamente che i tutti questi fondi destinati dall’ultima Legge di Bilancio alle Autorità di Bacino Distrettuali, vengano sapientemente impiegati per adempiere ai compiti previsti dalla parte terza del testo ambientale e non ad elargire “altre poltrone”.

Questione Acquedotto Pugliese:

A partire dall’articolo 76 bis inserito al Senato c’è stato il blitz finale alla Camera che ha aggiunto la proroga al 2023 della concessione di gestione del servizio idrico integrato nella Regione Puglia ad Acquedotto Pugliese Spa, azzerando al momento l’ipotesi ripubblicizzazione ma anzi dando ampio margine per la costituzione del gestore unico del sud.
Il PD continua a tradire il Referendum del 2011.

Fondi per il dissesto idrogeologico = I presidenti di regione ora possono ricorrere ai mutui Bei= ulteriore indebitamento per le casse pubbliche?:

Con il comma 632 si destinano risorse ingenti ad un fondo istituito nella passata Legge di Stabilità che dovrebbe “assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese”. Tra le molteplici e differenti tipologie di interventi che potrebbero attingere a tali fondi, si passa dal vastissimo settore dei trasporti e delle viabilità, fino alla digitalizzazione delle amministrazioni statali, e si arriva anche ad elencare genericamente risorse per il settore delle difesa del suolo e del dissesto idrogeologico.

Noi con le nostre proposte emendative, abbiamo provato a destinare risorse certe con una continuità temporale proprio su questo settore, puntando sulla manutenzione e su interventi non strutturali, ma ovviamente i nostri emendamenti si sono persi nei meandri del farraginoso e voluminoso iter della Legge di Bilancio. Ovviamente un destino più felice ha accolto gli emendamenti di altri schieramenti politici. Nello specifico con il passaggio alla Camera sono stati introdotti il comma 632bis e 632ter. Con il primo si destinano 70 milioni di Euro che possono finanziare interventi individuati nel “Piano stralcio aree metropolitane” oppure interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nelle Regioni del centro nord, individuati con il supporto della Struttura di Missione (che però, come prevede la Legge, dovrebbe decadere tra qualche mese, con la fine di questo Governo). Mentre con il 632ter si cerca di rispondere all’esigenza di risorse contro il dissesto facendo ricorso ai mutui Bei, infatti con l’approvazione di questo emendamento, ora i Presidenti di Regione (che sono Commissari contro il dissesto) passando direttamente per il Ministro dell’economia e il Governo, bypassando il Ministro dell’Ambiente, potranno ricorrere ai mutui della Bei per interventi di mitigazione. Questa strategia di azione ci preoccupa non poco, anche perché in alcune Regioni, accantonati nella contabilità speciale, ci sono ancora fondi risalenti al 2010, inoltre lo stesso Ministro dell’Ambiente ha pubblicamente dichiarato di non voler far ricorso ai Mutui con la Bei. Pertanto riserviamo forti dubbi sulla necessità di indebitarci con le banche europee, al fine di far fronte ad interventi di mitigazione, sapendo appunto che, come dichiarato dagli stessi vertici della Struttura di Missione, il vero problema è proprio la Governance del sistema amministrativo che ruota intorno al dissesto idrogeologico.

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