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Dissesto e Fondi Bei: È davvero necessario indebitarci con l’Unione Europea?

Il dissesto idrogeologico è uno dei problemi cronici di questo Paese e sarà uno dei temi caldi della stagione politica alle porte. Almeno della nostra stagione politica. Infatti da inizio legislatura ci siamo impegnati seriamente su questo tema, denunciando le menzogne diffuse dal Governo, relativamente ai fondi stanziati e, depositando due proposte di legge: una contro il consumo di suolo e l’altra che prevede azioni concrete a vantaggio della mitigazione del rischio idrogeologico.

Tra l’altro, il problema del dissesto è intrinsecamente connesso a quello della siccità che ha terribilmente caratterizzato la stagione estiva appena trascorsa.

L’Italia è il paese europeo più ricco di acqua con circa 302 miliardi di metri cubi di precipitazioni annue, ma è pessimo per quanto riguarda le infrastrutture per la cattura e la conservazione. Attualmente riusciamo a recuperare tra il 10 e l’11% delle acque pluvie”. Queste le dichiarazioni dall’ex direttore de L’Unità, nonché il più alto in grado di Italia Sicura (Struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico e per le infrastrutture idriche), nonché Segretario generale dell’Autorità di distretto idrografico dell’Appennino Centrale, nonché ex Sottosegretario di Stato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (giuro, ho finito!), Erasmo D’Angelis.

E negli ultimi mesi, proprio relativamente al recupero delle risorse idriche, Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di Bacino) e ItaliaSicura hanno presentato 218 progetti dislocati su tutto il territorio nazionale, un piano di ricostruzione dilazionato in 20 anni, costituito da 2mila invasi (tra piccoli e medi) per investimenti complessivi di circa 20 miliardi di euro (fonte: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2017/07/07/anbi-e-italiasicura-20-miliardi-di-euro-per-le-risorse-idriche/54870?ref=cookie-accepted). Ipotesi molto onerosa e tutta da verificare, visto che anche durante le audizioni che stiamo svolgendo in Commissione Ambiente, nell’ambito della Indagine Conoscitiva sulla crisi idrica, le opinioni sono discordanti. (link al sito Camera http://tinyurl.com/y7bg936r e link alle audizioni e documenti sul mio sito http://www.federicadaga.net/indagine-conoscitiva-crisi-idrica/)

Ma in generale le opere si fanno quando ci sono i fondi. E quando un paese non dispone di fondi che fa? Si indebita. Lo stesso D’Angelis durante l’audizione in Commissione Ambiente del 6 settembre 2017, ha dichiarato che a breve partirà lo stralcio di programma riguardante 84 progetti per un totale circa 500 milioni, finanziati con mutui Bei.

E anche il finanziamento del “Piano nazionale di opere e interventi e il piano finanziario per la riduzione del rischio idrogeologico” 2015-2023, predisposto dall’Unità di Missione, passa attraverso l’indebitamento con le Banche europee, per un importo di 1 miliardo di euro.

Passo indietro: cosa sono i Fondi Bei?

La Banca europea per gli investimenti (BEI) è proprietà comune dei paesi dell’UE. Il suo obiettivo è:

  • accrescere le potenzialità dell’Europa in termini di occupazione e crescita

  • sostenere le iniziative volte a mitigare i cambiamenti climatici

  • promuovere le politiche dell’UE al di fuori dei suoi confini

Nella fattispecie, la BEI decide i beneficiari dei prestiti in base ai progetti proposti e in base alle opportunità offerte dai mercati finanziari.

Ritornando alla questione Italia Sicura, l’iter tra l’individuazione di un fondo rotativo per la progettazione e del fondo per gli Investimenti previsto dalla legge di bilancio 2017 dovrebbe concludersi entro l’inizio del 2018.

Facciamo un altro passo indietro. A novembre 2016 furono accordati all’Italia prestiti per circa 800 milioni di euro di fondi Bei da destinare principalmente al Nord. La notizia fu annunciata in pompa magna dal vicepresidente Bei, Dario Scannapieco: «Oltre alla ricostruzione c’è, soprattutto, la prevenzione. Lavoriamo da mesi con la Presidenza del Consiglio e altre amministrazioni per il finanziamento del Piano nazionale sul dissesto idrogeologico».

Da novembre 2016, stando alla carta, sarebbe dovuto partire un piano nazionale da circa 7 miliardi di euro. 10 mesi fa, fu detto che Palazzo Chigi e Ministero dell’Ambiente erano pronti ad accogliere gli elenchi dei progetti da realizzare.

Eppure Erasmo D’Angelis, Capo dell’Unità di Missione di Palazzo Chigi, durante l’audizione in Commissione Ambiente, dopo quasi un anno, ha affermato che “i progetti ancora non ci sono”. E allora, ritornando ai fondi Bei, la domanda è: che senso ha attivare una qualunque forma di indebitamento se non ci sono i progetti? Infatti secondo la stessa Unità di Missione, “il fabbisogno complessivo delle opere contro il dissesto è un elenco di 11.108 interventi, per un fabbisogno di circa 29 miliardi di euro, ma il 90% delle opere in elenco sono ancora da progettare”.

D’altro canto ci sono anche le dichiarazioni dello stesso Ministro dell’Ambiente. “I fondi per il dissesto idrogeologico ci sono: sono circa due miliardi, (e non 9 come detto in altre occasioni). Il vero nostro problema è spenderli (…) la responsabilità dei ritardi è nella Governance, ci sono Regioni che hanno molte difficoltà a spendere quei soldi”. Quindi a maggior ragione perché indebitarci con le banche europee se i soldi in cassa ci sono?

Tra l’altro, la questione dei prestiti, è storia assai complessa e interessante da sviscerare: nel 2014, come riporta Il Sole 24ore (http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/infrastrutture24/2014-04-04/fondi-miliardi-rimasti-inutilizzati-122531.php?uuid=AbdV6BZJ), “6.317 enti locali – tra comuni e province – hanno complessivamente ottenuto da Cassa depositi mutui per finanziare circa 49mila appalti di lavori o forniture (in ogni caso investimenti in conto capitale)”. Che fine hanno fatto quei prestiti? Congelati. Sui mutui, peraltro, dieci giorni fa è arrivato il monito del Presidente dell’Anci Antonio Decaro: «I mutui della Cdp sono a tassi di usura, il governo ci deve aiutare a ricontrattarli come ha già permesso di fare alle Regioni».

E’ arrivato quindi il momento di porci delle domande. Spinti dagli evidenti aspetti critici e antitetici che caratterizzano tutta la questione degli interventi finanziati tramite mutui, pochi giorni fa abbiamo depositato una interrogazione parlamentare

(http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/12177&ramo=CAMERA&leg=17).

Visto il forte ritardo progettuale, visto l’annuncio del Governo di questo stanziamento di circa 9 miliardi da qui al 2023, è davvero necessario questo ulteriore indebitamento con l’Europa? Quali interventi verrebbero avviati con i prestiti delle banche europee? Ce lo ha chiaro il Governo, che nel frattempo ci ha raccontato che ora i soldi ci sarebbero ma mancano i progetti??

Infine, come è possibile avviare un piano serio per contrastare il dissesto idrogeologico se in realtà questo piano serio non esiste nemmeno sulla carta (visto che mancano i progetti esecutivi) e non c’è nemmeno la necessaria cooperazione tra gli attori istituzionali?

E nel frattempo, le nostre città cadono a pezzi. E sulle nostre città e sulle vittime del dissesto si continua a fare solo speculazione politica.

C’è molto lavoro da fare e anche urgentemente. Noi abbiamo diverse proposte da mettere sul tavolo, da discutere con tutte le istituzioni preposte. Per non piangere ancora sul latte versato non servono annunci, serve mettere urgentemente in moto i cantieri su progetti seri e non più rinviabili, serve curare il nostro territorio, avere più attenzione per la manutenzione degli argini dei nostri corsi d’acqua, bisogna smetterla di consumare suolo con colate di cemento inutili e dannose.

E questo, e molto altro, è ciò che proponiamo concretamente nel nostro programma ambiente

Intanto abbiamo chiesto di iniziare un’indagine conoscitiva sulla situazione dei fondi sul dissesto…

Al Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

On. Ermete Realacci

Oggetto: Proposta di indagine conoscitiva sul Dissesto Idrogeologico

I Deputati in Commissione Ambiente del gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle,

premesso che

1. Il dissesto idrogeologico è uno dei problemi cronici di questo Paese;

2. in base all’ultimo rapporto dell’ISPRA del 2015, le aree a pericolosità da frana e da alluvione, coinvolgono ben 7.145 comuni (pari all’88,3% dei comuni Italiani), 

e riguardano una superficie di 47.747 kmq, pari al 15,8% della superficie nazionale;

3. Il problema del dissesto è intrinsecamente connesso a quello della siccità che ha terribilmente caratterizzato la passata stagione estiva;

propongono lo svolgimento di un’indagine conoscitiva volta all’accertamento di dati e alla conoscenza

  • dell’attuale stato di avanzamento lavori degli interventi di difesa del suolo volti alla mitigazione del rischio idrogeologico, finanziati con gli accordi programma tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e le singole Regioni negli anno 2010/11 e i successivi atti integrativi

  • delle risorse finanziare (il flusso di cassa) attualmente disponibili nella contabilità speciale destinate ad interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico in base agli accordi sottoscritti tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e le Regioni in questione,

  • delle relazioni trimestrali e le relazioni annuali relative all’esercizio commissariale come previsto dell’art. 10 del decreto legge n. 91/2014

  • dello stato di avanzamento lavori dei 33 cantieri finanziati con il D.P.C.M. del 15 settembre 2015, e dell’attuale stato di attribuzione dei 100 milioni previsti per la progettazione D.P.C.M. 14 luglio 2016

  • del flusso di cassa e lo stato di avanzamento lavori delle opere finanziate con il Fondo per le emergenze nazionali, istituito presso il Dipartimento della protezione civile ( Con tale fondo si provvede agli oneri connessi agli eventi per i quali viene deliberato lo stato di emergenza -articolo 5-quinquies della legge n. 225/1992).

  • dello stato attuale dell’attività di progettazione e programmazione degli otto Distretti Idrografici

In attesa di un riscontro, si inviano cordiali saluti.

Il Capogruppo M5S

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