Le conseguenze della gestione dell’acqua tramite SpA

Facciamo chiarezza: diciamo quali e di chi sono le responsabilità!

Per anni ci hanno raccontato la favola del “privato è bello”, e hanno privatizzato la gestione dell’acqua, poi del “privato è obbligatorio” dopo il referendum del 2011 che ha visto 27milioni di italiani dare una indicazione chiara alla politica: l’acqua non è una merce e non può essere gestita con logiche di mercato.

Sapevamo sarebbe arrivata la crisi idrica in tutta Italia.  Sapevamo che questo momento sarebbe stato usato dai player e dalle istituzioni conniventi per giustificare responsabilità in capo ad altri, per giustificare nuovi aumenti tariffari per realizzare nuove opere dopo aver “dimenticato” per anni di fare le doverose manutenzioni.

E così scoppia il caso delle perdite in rete, tema ben conosciuto da anni, con una media nazionale del 38% secondo l’Istat. Magari per sostenere che il privato è necessario. Eppure Rutelli l’acqua a Roma l’ha privatizzata nel 2000 come accaduto nel resto dello stivale negli stessi anni. Quindi?!

I gestori sostengono di aver dedicato le risorse negli ultimi anni alle depurazioni e fognature perché più urgenti. Certo. Sono 15 anni che siamo in infrazione europea e soprattutto ci si chiede come è possibile che un Paese del G7 abbia ancora migliaia di cittadini non allacciati alle fogne o centinaia di agglomerati urbani senza depuratori.

E anche se la parte istituzionale –  come ben sappiamo perché eravamo presenti alle conferenze dei Sindaci –  chiede sempre investimenti per i suoi cittadini, ovviamente anche per realizzare o mettere a norma depuratori e allacci alle fogne, ciò non esime il gestore dal dover fare la manutenzione delle reti.

Tenendo conto che oggi la tariffa copre ogni costo della gestione, e ha persino tempo, grazie all’AEEGSI, di incentivare le aggregazioni (alla voce Tariffa) possiamo dire che i fondi per fare tutto c’erano. Ora ne occorrono di più.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: l’acqua è un monopolio naturale e deve essere gestita fuori da logiche di mercato, ovvero, reinvestendo ogni utile di gestione in manutenzione ordinaria e straordinaria, nell’ampliamento delle reti, nella realizzazione delle opere di collettamento depurazione e fognatura, nella sperimentazione tecnologica per risparmiare raccogliere e riutilizzare tutta la risorsa possibile!

Nelle perdite di rete, vanno calcolati anche gli allacci abusivi identificati sotto il nome di “perdite amministrative”. A quanto ammontano non lo sappiamo per certo, ma sia lungo il Lago di Bracciano che in tanti nasoni sono stati trovati molti allacci abusivi.

Riversare la responsabilità sugli amministratori locali, ormai strozzati dal patto di stabilità, e delle decisioni prese all’interno delle sporadiche conferenze dei Sindaci, non è corretto. Anzi è proprio quella sede, la Conferenza dei Sindaci dell’ ATO2 Roma e Provincia, che va ricostruito, valorizzato, reso democratico, partecipato e concreto.

Ecco perchè è così importante la mozione approvata dal Consiglio Comunale di Roma Capitale lo scorso 4 luglio.  Da qui bisogna ripartire. Bisogna ripartire dalla Conferenza dei Sindaci. E’ da questa agorà che deve cominciare il percorso di ripubblicizzazione dell’acqua e l’attuazione del referendum del 2011.

La partita vera delle responsabilità, per quanto riguarda il territorio laziale, al netto del fatto che mancano le precipitazioni da troppi mesi e le falde non riescono a ricaricarsi, si gioca tra Gestore e Regione Lazio.

I nodi vengono al pettine e quindi è doveroso aprire un capitolo sul Gestore. Ciò che per anni non è stato fatto –  perché troppo concentrati su investimenti fantasiosi su information technology che nemmeno funziona, utili, dividendi, azioni e finanza creativa intersocietaria tra Acea Spa e Acea Ato2 Spa (studio),  – alla fine diventa chiaro ed evidente agli occhi dei cittadini. Mi verrebbe quasi da dire “semplice come bere un bicchiere d’acqua!” anzi no, perché all’improvviso non è nemmeno più scontato questo.

Rispetto alla Regione Lazio invece sorprende questa sortita del Presidente Zingaretti e dell’assessore Refrigeri. Ma dov’era la Regione Lazio negli ultimi anni mentre la crisi idrica aumentava in tutta la Regione? Come al solito, ancora una volta pianificazione e lungimiranza in questo Paese sono mancate.

Ma soprattutto la Regione Lazio è responsabile di non aver agito e concluso l’iter legislativo che le competeva, quello dell’attuazione della legge 5 del 2014 e dell’approvazione della Legge 238/2015 che avrebbe dovuto ridefinire gli ambiti territoriali ottimali (ATO).

La Regione è responsabile di non aver né legiferato fino in fondo né monitorato la situazione. Ora improvvisamente emette un atto di imperio, quasi con l’auspicio di mettere nei guai anche i romani, perché a Roma si sa: mal comune mezzo gaudio.

Dopo anni, la ricerca perdite è nuovamente attiva dal mese di maggio 2017, e saranno in investiti 28 milioni per due anni fino risolvere il massimo delle perdite, così ci dice ora il Gestore. Qualcosa sta cambiando, meglio tardi che mai.

Sono anni che i gestori distribuiscono utili ai soci, ma le infrastrutture soffrono e forse quegli utili potevano esser utilizzati in altro modo.

Ho proposto in Commissione Ambiente alla Camera, attraverso la risoluzione ora trasformata in indagine conoscitiva, di mettere a punto una norma che obblighi i gestori a realizzare gli investimenti con gli utili ante imposte, e di controllare maggiormente i lavori sulle reti e il rispetto delle convenzioni di gestione.

In conclusione, la gestione privata dell’acqua non ha portato ai vantaggi tanto declamati, c’è crisi idrica e siccità, e il risultato della gestione fin qui promossa dai vari partiti è sotto gli occhi di tutti. Le privatizzazioni hanno fallito in tutta Italia! Le multi utility in gioco si chiamano Iren, A2A, Hera, Acea e vedremo se al Sud non sarà creato un nuovo contenitore.

Senza parlare del pericolo che da tempo viene denunciato dai comitati per l’acqua in Campania sulla proprietà delle fonti idriche, concessioni date in mano a colossi nazionali e stranieri come Suez e Veolia che vendono l’acqua ai gestori. Un guadagno più assicurato di così…

Ai tanti che stanno consumando litri di inchiostro e chili di cellulosa per commentare la questione senza conoscere i fatti, suggerisco di respirare e usare la calma dei giusti prima di scrivere.  Bisogna contribuire a fare chiarezza senza mescolare le carte nei giochi politici. lo dobbiamo ai cittadini.

Cittadini ai quali faccio un appello: una soluzione si troverà, non correte nei supermercati a comprare l’acqua in bottiglia! Evitiamo di arricchire i soliti noti speculatori delle acque minerali che sfruttano a costo zero e con concessioni decennali le fonti di tutti ed evitiamo di contribuire all’inquinamento dei mari e dell’ambiente.

Il punto è: da una parte abbiamo la gestione privata o privatistica dell’acqua che finisce in finanza speculativa, dall’altra la necessità di una gestione oculata della risorsa. Chi può garantirla?
E cosa è mancato finora? La programmazione degli interventi sulle infrastrutture idriche e la voglia di tutelare la risorsa e garantirla per le generazioni future.

Per il prossimo futuro, mi auguro che su un tema come l’acqua ognuno faccia la propria parte: i cittadini da una parte evitando sprechi e adottando comportamenti corretti che portino a risparmiare quanta più risorsa possibile; le istituzioni e i gestori affrontando l’emergenza e ammettendo i propri errori.

I nodi sono venuti al pettine ed è ora di ripartire da una gestione pubblica partecipata e trasparente dell’acqua!

Nasone alla Rotonda

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