Condivido il seguente articolo che riguarda l’intenzione dei comuni dell’ATO4 (Latina e provincia) di riacquisire le quote del gestore del Servizio Idrico Integrat al moment in mano alla multinazionale Veolia per il 49% del capitale sociale di AcquaLatina Spa.

Seguo con attenzione quanto accade in ATO4 da 7 anni ormai, interesse ravvivato dopo il primo tentativo di Veolia nel 2016 di vendere il 49% direttamente ad Acea Spa. Percorso al momento messo in congelatore.
Meglio sarebbe se i Comuni dell’ATO4 riprendessero in mano la proprietà totale dell’azienda e iniziassero un percorso di gestione partecipata dai cittadini e dai lavoratori, perché l’Acqua va gestita con il Cuore e non con la Finanza.

http://ilcaffe.tv/articolo/35700/acqualatina-nuovo-step-per-liquidare-il-privato

Riportare la gestione nelle sole mani pubbliche è una ipotesi meno lontana, un gol non possibile per i Sindaci guidati da Damiano Coletta, primo cittadino di Latina. Ex calciatore di rango, da tempo si allena con mister Lessio, cocciuto ed esperto castigatore di Acqualatina in tutti questi anni, ora assessore all’ambiente latinense. La metafora calcistica rende bene la partita su Acqualatina e le sfide in campo: il bomber non può fare tutto da solo: serve la squadra.

«VEOLIA DISPONIBILE»
«Veolia si è mostrata disponibile alla ripubblicizzazione», spiega Coletta al Caffè, poco dopo l’incontro del 5 luglio con Veolia, la multinazionale che detiene il 49% di Acqualatina tramite la Idrolatina Srl. Con lui al faccia a faccia hanno preso parte Eleonora Della Penna, presidente della Provincia pontina nonché sindaca di Cisterna, Claudio Marciano assessore all’Acqua pubblica di Formia e Silvano De Meo sindaco di Fondi, roccaforte dell’ex presidente di Acqualatina, ‘o senatore Claudio Fazzone, il membro di parte pubblica del Consiglio di amministrazione della società, l’ing. Roberto Cupellaro, l’ing. Luigi Raimondo Besson, amministratore delegato di Acqualatina Spa. Davanti a loro l’ing. Guido Turconi, presidente di Veolia Italia.

TRATTATIVA APERTA
«È stato un incontro interlocutorio, in cui abbiamo avuto contezza della disponibilità di Veolia a partecipare a questa trattativa per il percorso di ripubblicizzazione», ci racconta il Sindaco di Latina, probabilmente il primo nistratore comunale della fu Littoria, principale socio pubblico di Acqualatina, ad incontrare a schiena dritta i partner privati che prendono ordini da Parigi. Dopo l’abortita cessione delle quote da Veolia ad Acea, in violazione delle più elementari regole del gioco cioè senza sentire i Sindaci ossia i soci di maggioranza, ora la trattativa è quella per passare le quote dal gruppo francese ai Comuni.

LA PALLA PASSA AI COMUNI
«Mi sembra che la volontà anche loro ci sia: a questo punto – rammenta Coletta ai colleghi amministratori comunali – sta a noi Sindaci confrontarci per elaborare una proposta unitaria, che poi dovrà passare per i Consigli comunali». Un percorso dunque con i crismi democratici che invece sono mancati spesso e volentieri. È il caso di Aprilia, dove Acqualatina prese gli impianti senza che il parlamentino cittadino ratificasse il contratto di gestione. E questo nonostante fosse un obbligo tale passaggio,  come riconosciuto anche dai giudici del Consiglio di Stato.
I Consigli comunali di Aprilia, Anzio, Cori, Formia, Bassiano Amaseno, Pontinia prima o poi bocciarono quel contratto. Ma non è più il tempo di fare finta di nulla nei palazzetti del potere locale.

ABBASSA ’STO PREZZO
Il prezzo per rilevare le quote quale sarà? «Dobbiamo trovare la formula giusta per la proposta migliore capace di garantirci il risultato senza esporre i Comuni a rischi economici e poi si va all’accordo», crossa Coletta, per niente entusiasta dei 22 milioni di euro che Veolia vorrebbe incassare, cioè lo stesso prezzo che avevano annunciato per la vendita flop ad Acea. «Veolia nell’incontro connoi è partita da quella cifra, ma è una trattativa e ritengo ci siano margini per ridurre quel valore di 22 milioni che loro chiedevano ad Acea. Abbiamo avuto la sensazione che ci sia volontà di cedere le quote ad un prezzo più ragionevole». Del resto, senza il l’obbligatorio placet della Conferenza dei Sindaci, non possono venderle a nessuno. Una volta tanto pare proprio che i poteri pubblici possano avere il rubinetto dalla parte del manico.

PAGARE LE QUOTE A VEOLIA?
«Per prenderci le quote di Idrolatina Veolia, abbiamo anche il tesoretto dei canoni concessori che Acqualatina deve pagare ai Comuni per avere appunto gli impianti in concessione e i dividendi – ipotizza il Sindaco di Latina -, ma non sta a me formulare ipotesi sul piano economico-finanziario. Ora serve la volontà unita e forte del socio pubblico, cioè di noi Sindaci e dei Consigli comunali. Ad agosto 2016 abbiamo firmato la delibera per la ripubblicizzazione con dichiarazione d’intenti unanime, poi abbiamo ottenuto un membro del CdA davvero espressione del socio pubblico, l’ing. Cupellaro al posto del dottor Madaro, superando certe logiche, ora dobbiamo marciare uniti con il giusto confronto e analisi, democraticamente».
I tempi? «Ne abbiamo parlato: l’ipotesi è di almeno due-tre anni, ma a mio avviso è importante arrivarci prima a questo obiettivo, perché le cose possono cambiare». Il riferimento a possibili rimpasti elettoral-politici non è neanche tanto velato.

«Devono ridarci le quote gratis!»
Altro grosso socio pubblico di rilievo in Acqualatina è il Comune di Aprilia: l’attuale Amministrazione comunale è orientata a ripubblicizzare, ma su una linea più intransigente, talora assentandosi o astenendosi dal voto, in sintonia coi colleghi di Nettuno e Bassiano. «Noi siamo “integralisti” – ironizza critico il Sindaco Tonino Terra – non siamo stati chiamati all’incontro con Veolia e stiamo scontando anni di inerzia: se continua così sarà sempre peggio. Anche noi vogliamo ripubblicizzare Acqualatina, ma abbiamo avuto divergenze sul modo in cui arrivarci. Adesso non siamo disponibili ad acquistare per 22 milioni di euro le quote da Veolia in Acqualatina: c’è chi dice che sono troppi, noi diciamo invece che ce la devono consegnare ed andarsene a costo zero e chiudere la partita. E poi Acqualatina è piena di debiti, non hanno rimborsato i mutui ai Comuni… ci devono una mare di soli e ora i francesi vogliono pure essere pagati per le quote?! Ad Aprilia nuove reti, fogne e depuratori li stiamo facendo coi soldi del Comune edella Regione! Comunque la maggioranza dei sindaci deciderà l’assetto della Spa e noi valuteremo e se dovremo dare soldi Idrolatina si vedrà. Attendiamo al varco tutti i Sindaci», avverte Terra.

La Regione chiede lo stato di calamità
Il presidente della Regione Lazio ha formalizzato al governo la richiesta per la dichiarazione dello stato di emergenza idrica, anche detta “calamità naturale”. «La siccità non è l’unica responsabile di questa grave situazione, in questi anni ci sono stati sprechi e pochi investimenti da parte di chi è chiamato istituzionalmente a gestire un bene prezioso come l’acqua» ha dichiarato Zingaretti. E infatti: dove stava la Regione Lazio finora, con tutti i soldi che ha dato ai Gestori?  E il suo Garante del servizio idrico integrato? L’ultimo Rapporto semestrale pubblicato on line da questo organismo di controllo risale al febbraio 2016 per il 2015. Come mai? Siccità istituzionale: controlli, provvedimenti e trasparenza con il contagocce.
LOGO_ACQUALATINA
Condividi l'articolo su: Facebooktwittergoogle_plusFacebooktwittergoogle_plus