“Il sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate, che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi”. Così definisce il concetto di natura uno dei dizionari più utilizzati nel nostro Paese. Il sistema totale degli essere viventi. Totale. Vuol dire tutti, nessuno escluso.
Ed è proprio qui che inizio ad andare in crisi. Chi siamo noi per distruggere questo idillio tra gli esseri viventi e il loro habitat? Un ragionamento semplice che non dovrebbe fare solo chi si crede “ambientalista” o chi fa dell’ambientalismo una propria ragion d’essere. Chiariamoci: se io tolgo una carta da terra, a casa mia, non sono un’ambientalista. Questo nobile, semplice gesto, significa semplicemente che ci tengo a preservare il mio habitat. Nulla di più.
Questo vuol dire che se lottiamo per i nostri diritti, per i diritti del nostro ambiente inteso come posto che occupiamo – talvolta anche in maniera illecita sfruttandone fino all’osso le risorse – rientra tutto nella normalità delle cose. Abbiamo risorse limitate, lo sappiamo e lo dobbiamo ricordare a noi stessi e a chi ci sta intorno. Allora se queste risorse sono limitate perché non facciamo in modo di preservarle? Invece NO. Le logiche del profitto hanno preso il sopravvento su tutto: aziende che scaricano nei laghi e fiumi sostanze inquinanti, industrie che riversano nell’aria quantità di CO2 che neanche centinaia di eruzioni avvenute in millenni, multinazionali che sfruttano fonti idriche per uso commerciale abbassando le falde e distruggendo l’ecosistema circostante…
Eppure questo connubio, questo idillio tra uomo e natura ha un senso. Mi rifiuto di pensare che questo senso non ci sia più, che sia svanito. Noi siamo qui adesso e abbiamo il sacrosanto dovere di lottare per ciò che ci ospita, per ciò che ci dà modo di vivere le nostre vite, che non ci appartiene e va preservato per le generazioni future.
“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce”. Le parole di Pablo Neruda suonano come un monito: non stancatevi mai di combattere. Non stancatevi mai di credere in quello che state facendo. Non smettete di credere nelle cose giuste.
Io non mi arrendo. Andrò avanti. Spingerò l’acceleratore. Ci sono troppe cose delle quali in molti sanno ben poco, cose che si vogliono insabbiare. Pensano, loro, sia giusto così. Costruiamo invece di distruggere. L’idillio tra uomo e natura deve ritrovare il suo giusto equilibro.
Federica Daga
idillio_natura
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