mfront_casaacqua

Acqua, elemento primario della vita, tanto che Goethe nel suo famoso Canto degli spiriti sopra le acque la paragona all’anima dell’uomo.

L’acqua ha sempre avuto un impatto importante sull’immaginario collettivo e sulla cultura  dei popoli, assumendo numerose valenze nel corso del tempo, ha cambiato molte facce e si è intrisa di molti significati.

Ma qual’è il significato che l’uomo del XXI secolo attribuisce all’acqua?

In un epoca in cui l’immediata reperibilità delle risorse diventa un esigenza primaria assoggettata alle logiche del profitto, l’acqua perde il suo significato di bene comune e di servizio pubblico essenziale per diventare merce.

Un esempio di tutto questo sono le cosiddette “Case dell’Acqua” discendenti tecnologicamente più avanzate delle storiche fontanelle o “Nasoni” con i quali l’Urbe teneva fede alla sua millenaria tradizione di “Città delle acque”.

Il Comune di Roma e Acea S.p.A nei loro rispettivi siti ne parlano cosi: “Più fresca della normale acqua di Roma, naturale oppure frizzante, gratuita.” e ancora “ I 100 nasoni hi-tech porteranno significativi vantaggi, in termini soprattutto di sostenibilità ambientale e di benefici per le tasche dei cittadini…si stima un risparmio di 1.800 tonnellate di bottiglie di plastica, pari a 5mila tonnellate di CO2 in meno emesse per la loro produzione, trasporto e smaltimento. Una famiglia tipo di tre persone potrà risparmiare fino a 130 euro all’anno per l’acquisto di acqua minerale.

Quello che viene omesso di dire è che sono impianti realizzati con fondi pubblici, e quindi finanziati da Comuni, Province e Regioni. In altri casi sono realizzati dalle Autorità di ambito (Ato) oppure dalle Multiutility come Hera, Iren, Cap Holding e altre ancora che generalmente poi si occupano anche della gestione intesa come istallazione e manutenzione.

E’ gravissimo che ad esempio Acea Ato2 nella Conferenza dei Sindaci ha autorizzato, con Delibera n°9 del 2014, di inserire negli investimenti coperti dalla tariffa del S.I.I, l’importo di 3 milioni di euro per la realizzazione a Roma di 100 Case dell’Acqua.

Ogni installazione ha un costo che parte dai 15 mila euro e può arrivare a superare i 50 mila euro, con un costo medio che si aggira attorno ai 30 mila euro, al netto dei costi di gestione e manutenzione.

Il motivo ufficiale per cui si investe così pesantemente, è la ricerca di una sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla necessità di consumare “acqua pubblica”, in sostituzione alle acque minerali in bottiglia.

Secondo i promotori si ha un maggior vantaggio nel consumo di questa acqua a chilometro zero, dato dalle mancate emissioni nella produzione di bottiglie in plastica e minore impatto nella raccolta e nel riciclo dei contenitori.

Si evidenzia anche il vantaggio economico dato dalla sensibile differenza di prezzo che sussiste tra quest’acqua e quella minerale – il cui costo medio si aggira intorno ai 20/30 centesimi/litro – a fronte dei 5 che costa l’acqua erogata da queste installazioni.

L’inganno sulla comunicazione riguardo le casette dell’acqua da parte delle istituzioni, sta nel farle sembrare vantaggiose dal punto di vista qualitativo, ambientale ed economico.

Dobbiamo quindi sollevare alcune obiezioni…

Innanzitutto mettere a confronto il vantaggio che i consumatori avrebbero nel rifornirsi d’acqua da questi apparati, invece che acquistare acqua in bottiglia, è come minimo inesatto, perché l’acqua erogata nelle casette dell’acqua è acqua che proviene dagli acquedotti romani quindi è differente dal punto di vista merceologico rispetto a quella minerale, che a noi non piace comunque, perché a differenza di un acqua potabile che per definizione può essere bevuta senza causare danni alla salute, un acqua minerale per definizione ha caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute.

In altri termini le acque minerali sono da considerarsi delle acque terapeutiche. Infatti prima con l’art.5 del DM 542/92 ed ora con l’art. 1 del DM 29 Dicembre 2003, per una serie di sostanze saline non si impone nessun limite.

Secondo punto questo tipo di confronto con l’acqua minerale in bottiglia introduce nel mercato una distorsione della concorrenza e nel pensiero comune una stortura dando l’impressione che possa essere un iniziativa che, costi di gestione e manutenzione a parte, comporta vantaggi economici e ambientali.

Quindi in definitiva le case dell’acqua sono un costo aggiuntivo per la comunità che già ha accesso all’acqua intesa come “bene comune” dai propri rubinetti di casa: si tratta quindi di installazioni che distribuiscono esattamente la stessa acqua, più qualche trattamento aggiuntivo come le bollicine.

Dal momento quindi che tutti i cittadini hanno accesso all’acqua e a costi accettabili, non si capisce perché dovrebbero finanziare con le loro bollette un altro servizio come questo davvero non fondamentale.

Il che ci porta a porre un dubbio sul piano della libera concorrenza.

Sostenendo con soldi pubblici un’attività non essenziale, né di interesse generale come quello delle casette dell’acqua, costituisce a nostro avviso un sostegno (con soldi pubblici) ingiustificato ad un settore di mercato invece che ad un altro.

In definitiva ci sembra che le case dell’acqua siano solo l’ennesimo esempio di sperpero di denaro pubblico, volto esclusivamente all’acquisizione del consenso elettorale.

Per quanto abbiamo descritto, ci sembra quindi che dietro questi chioschi dell’acqua ci sia un doppio interesse: quello degli installatori che ottengono finanziamenti pubblici e tariffe vantaggiose al consumo che consentono loro una copertura dei costi da un lato e i politici locali dall’altro che, attraverso una spesa pubblica poco o per nulla percepita a causa dell’impatto indiretto che essa possiede, trovano il modo di spendersi politicamente tali installazioni verso i loro potenziali elettori.

Ci chiedete sempre proposte, bene, la nostra proposta è: RIDATECI I NOSTRI NASONI!

Condividi l'articolo su: Facebooktwittergoogle_plusFacebooktwittergoogle_plus