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L’ACQUA MARCIA
 
L’acqua è vita dice il prelato, l’anarchico e il soldato,
l’acqua è vita lo se da pe’ scontato!
Del resto è dai tempi de li romani che gestiamo questa ricchezza,
e i condotti a roma ancora svettano che so ‘na bellezza.
E proprio loro dicevano che l’acqua nun è de nessuno,
manco de li ricchi, manco dell’imperatore, manco de Nettuno.

De acqua semo fatti almeno all’ottanta percento

e pure de acqua è fatta la malta e il cemento.
Co’ l’acqua se incensa e santifica il divino,
noi de base l’amamo perché ce da il vino.
È pe’ questo che pe noi è simbolo de vita e de passione,
per questo gridiamo forte che è un bene comune.
Mo’ so anni che baccajamo pe’ l’acqua e la sua gestione,
perché vogliamo che sia pubblica, partecipata e senza gli impicci di qualche padrone.
Diciamo è di tutti e del comune
che sia usata per bene, senza speculazione.
Poi succede ‘na cosa strana st’ultimo anno
con l’acqua e le occupazioni in giro pel monno,
le case occupate, piene de gente, grandi, vecchi e piccini
col decreto lupi non ponno ave’ più residenze e utenze come gli altri vicini.
A Bologna in particolare staccano l’acqua a uno de ‘sti condomini
e il sindaco, che non è rivoluzionario, dice “è sbajato, fate bere gli inquilini”.
La legge, quella uguale pe’ tutti, quella dello stato,
dice “no caro Merola, te sei sbajato, questo è reato e mo’ vieni pure denunciato”.
Poi ieri, sempre sotto le due torri, sempre la procura e lo stato
vanno a sgombera’ un altro stabile che è occupato,
se presentano in pompamagna coi maganeli, scudi e tutto l’apparato
ma nun avevano fatto i conti co’ l’occupanti, che resistono e fanno i fatti,
salgono sul tetto e spiegano a tutti
un sogno condiviso e sospirato.
In solidarietà a questi, sempre ieri, ma a Roma nostra
si organizza un presidio, con canti, grida e cartelli in bella mostra
arriva ancora una volta l’autorità e lo stato,
con le guardie, i caschi e er blindato.
E quello che fa? Ma che c’ha sulla testa?
Nun so le corna, so cannoni a acqua per fatte la festa.
Così, pronti partenza e via,
aprono le valvole, ce sparano l’acqua e carica la polizia.
Questo è il monno alla rovescia e assai sbajato
chi vuole casa e acqua commette un reato,
quelli boni invece so quelli con la stella in petto
sceriffi e magistrati, che te vietano diritti e pure il tetto.
Ma loro so solo carne da macello, chi muove i fili è più sorgnone e furbetto,
se chiama Renzi e sta a palazzo insieme a Gabrielli, che fa il prefetto.
Ma ricordateve che uno sgombero o uno sfratto,
è un torto pe tutti ovunque sia fatto.
Che l’acqua deve esse pubblica, libera e pulita
e nun la potete usa’ come na pallottola impazzita.
Noi ve lo dimo un’ultima volta perché semo boni e cari, ma nun semo muli:
nun v’allargate troppo e nun ve rilassate, che i prossimi calci potrebbero esse sui vostri culi.
La casa è un diritto e l’acqua pure,
negarli a qualcuno fa di voi boia con la scure,
noi non ci fermeremo, non basterà il vostro muso brutto,
lo diciamo chiaro e forte, noi vogliamo tutto!
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