Aeegsi4_compressedL’ipotesi di reato per Merola è abuso d’ufficio: ha riallacciato la rete idrica in due palazzi dove vivono famiglie di italiani e stranieri

22 luglio 2015
da IlFatto Quotidiano.it

BOLOGNA – Con un’ordinanza ad hoc, ha ridato l’acqua a un condominio di via De Maria, a Bologna, occupato da una settantina di persone tra cui famiglie, bambini, adulti e stranieri, tutti difesi dal collettivo Social Log. E per questa decisione, replicata anche in un altro grande palazzo occupato – l’ex sede della Telecom di via Fioravanti – il sindaco Virginio Merola risulta indagato dalla procura di Bologna. L’ipotesi di reato è abuso d’ufficio.La scelta del sindaco di riallacciare l’acqua fu presa a causa di “una situazione peculiare” e fu dettata “dall’urgenza e dalla necessità di tutelare interessi costituzionalmente garantiti dei soggetti vulnerabili, come i minori coinvolti” dice l’avvocato Vittorio Manes, che assiste il primo cittadino. La finalità del provvedimento ha ribadito il legale “era quella di proteggere diritti fondamentali”.Il provvedimento adottato da Merola, all’epoca, è stato oggetto di varie polemiche politiche perché in contraddizione con una norma del cosiddetto “Piano casa” del Governo, e in particolare con l’articolo 5, che vieta l’allaccio delle utenze nelle abitazioni occupate. Una “legge infame” l’aveva definita l’assessore al Welfare del Comune, Amelia Frascaroli, difendendo l’atto (“Le occupazioni producono solidarietà”) e accendendo ancora di più il dibattito. Uno scontro che ha visto contrapposta la sinistra cittadina, favorevole alla decisione del sindaco, e i partiti di destra – da Forza Italia alla Lega Nord – che hanno chiesto a gran voce lo sgombero.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/22/bologna-acqua-agli-occupanti-abusivi-indagato-il-sindaco-virginio-merola/1898018/

Di seguito il comunicato diffuso dal Comitato bolognese in merito alla vicenda del riallaccio dell’acqua ordinato dal Sindaco Merola ad uno stabile occupato in cui vivono in totale 60 persone di cui 22 sono minori di 10 anni, sei neonati nati durante l’occupazione, anziani e disabili.

Da quanto divulgano i media, è in atto l’avvio di un’indagine da parte della Procura nei confronti dell’amministrazione comunale per verificare la violazione dell’art. 5 del cosiddetto Piano Casa voluto dall’ex ministro Maurizio Lupi.

La norma prevede che “chiunque occupi abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge”.

In aula alla Camera abbiamo esposto questa diretta conseguenza, il non accesso al diritto all’acqua a cui tutti hanno diritto!

Dopo Torino e Cagliari, ora Bologna.

Sembra evidente che la questione dei distacchi e quindi del diritto all’accesso all’acqua potabile stia divenendo sempre più un’emergenza su tutto il territorio nazionale.

Ma si sa, questo governo punta alla emarginazione delle classi sociali meno abbienti…

Comunicato stampa

L’acqua è un diritto umano, e come tale va garantito a tutti (occupanti compresi)

La polemica politica di questi giorni, sulla decisione dell’amministrazione comunale di Bologna e del sindaco Merola di garantire il rifornimento idrico alle persone che stanno occupando alcune strutture è totalmente infondata, cinica e strumentale, ed inoltre ci dice che chi la sta portando avanti non conosce gli estremi legali del problema.

Un anno fa il Comitato Acqua Bene Comune di Bologna, presentò un esposto alla magistratura contro il sindaco Merola, che decise di tagliare l’acqua ad un gruppo di occupanti.

Oggi che l’atteggiamento dell’amministrazione comunale e del Sindaco Merola è cambiato, non possiamo che plaudire a questa diversa impostazione che rientra nella legalità, consentendo l’accesso all’acqua a tutte le persone.

L’acqua è un diritto umano, e come tale prescinde dalla condizione giuridica ed economica delle persone.

Lo ha riconosciuto l’assemblea generale dell’ONU nel 2010.

Esso è sancito dalla Legge Regionale 23 del 23 dicembre 2011 che cita il : “riconoscimento dell’acqua come bene naturale e diritto umano universale, essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile devono essere garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona”.

Pertanto, questo diritto, deve essere garantito per legge a tutti e tutte, non importa se si tratta di “cittadini” o meno, non importa se queste persone non possono pagare l’acqua, essendo un diritto umano.

Per difendere questo diritto è stato fatto un referendum nel 2011, per sottrarre l’acqua e la sua gestione dal mercato che questo diritto mette in secondo piano rispetto agli obiettivi di profitto.

Per questi motivi ci battiamo contro il taglio del rifornimento idrico ai cittadini morosi ed in difficoltà economiche.

Per questo motivo ci battiamo contro i processi di privatizzazione dell’acqua che il governo e le amministrazioni locali (Merola compreso) stanno praticando a Bologna ed in regione.

Bologna 8 luglio 2015

Si scrive acqua, si legge democrazia

Newletter del comitato Acqua Bene Comune di Bologna e Provincia

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