Federica Daga (M5S): Sfratti, il diritto ad abitare deve essere garantito a tutti

Grazie presidente e Benvenuto all’ennesimo milleproroghe.
Stamattina c’è stato un convegno promosso dall’associazione nazionale costruttori edili, e il tema centrale era il Social Housing.
Una parola esotica, che fa bello quando la si pronuncia, per indicare in sostanza l’emergenza abitativa.
Ci siamo stupiti di non aver visto la proroga degli sfratti in questo milleproroghe. In fondo è stato fatto per 30 anni, perché non farlo per un anno ancora? Perché dico questo? Perché se il diritto all’abitare non viene garantito a tutti indistintamente, allora si arriva all’emergenza abitativa…che non è più emergenza, ma situazione costante nel tempo. Quando un diritto non viene gestito bene dalle istituzioni, allora si arriva all’emergenza e in questo momento di forte crisi lavorativa, di precarizzazione delle vite dei cittadini, è molto alto il fenomeno degli sfratti e del “mi aggiusto da solo perché lo Stato non è più Stato Sociale e non risponde alle mie esigenze”.
Pochi mesi fa questa aula approvava con voto di fiducia il Piano Casa di Lupi.
Quel testo, lo avevamo dichiarato, è destinato ad aumentare l’emergenza abitativa e a creare nuovi processi di dismissione del patrimonio pubblico come stiamo vedendo oggi, processi che stanno per coinvolgere migliaia di inquilini, dalle case popolari, dagli enti. Generando altra emergenza sull’emergenza.
Siamo di fronte ad una fase nella quale il privato si sta sostituendo allo Stato nella risoluzione (si fa per dire) delle emergenze. MA il privato non fa mai nulla per spirito di solidarietà, agisce solo se c’è un UTILE di mezzo, se l’asset è remunerativo.
Si intende vendere le vecchie popolari, il patrimonio immobiliare pubblico, demaniale, per costruire nuove abitazioni che continueranno a restare vuote e a produrre nuovi indebitati.
I decreti attuativi del Piano Casa su vendita e ristrutturazione, non sono ancora stati iscritti in gazzetta ufficiale, e meno male dico io. Sappiamo intanto che quello sulle ristrutturazioni è fermo alla Corte dei Conti, preferiremmo vedere la firma di Padoan su questo decreto attuativo e non su quello delle vendite.
Valorizzazione è la parola con la quale si indica la volontà di VENDERE il patrimonio pubblico.
In quel decreto Piano Casa mancava una seria ricognizione sull’invenduto vincolante in primis per i comuni che dovrebbero effettuarla, si prevede di continuare a consumare suolo, offrendolo alla speculazione e ad escludere dal centro delle città le fasce sociali più basse.
Dalla metà degli anni 90, alcuni fatti sono intervenuti a cambiare radicalmente la situazione:
-l’aumento vertiginoso del prezzo delle case e degli affitti rispetto ai redditi e ai consumi delle famiglie;
-la nuova domanda di case derivante dal forte aumento del numero di nuclei familiari (di dimensioni sempre più ridotte, nuclei monogenitoriali, anziani soli, giovani che vorrebbero lasciare il nido);
-una nuova e forte domanda abitativa legata ai flussi migratori
L’emergenza si è manifestata, sul territorio, con fenomeni quali l’aumento del numero di sfratti per morosità; la crescita, nelle aree urbane, di alloggi di fortuna e baraccopoli; la crescita di disagio sociale diffuso, di processi di indebitamento e di impoverimento delle famiglie.
Come già detto altre volte il diritto alla abitazione rientra nella categoria dei diritti fondamentali inerenti alla persona, in forza dell’interpretazione desumibile da diverse pronunce dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) e nelle numerose sentenze della Corte costituzionale.
Del “diritto alla casa” ne ha parlato il ministro Lupi questa mattina al convegno sul social housing dell’ANCE. Parla di diritto alla casa ma poi inserisce nel piano casa l’art 5 che non dà diritto di residenza (quindi al medico e alla scuola per i bimbi) a chi si deve arrangiare per garantire alla famiglia un tetto sulla testa, e poi con forza, insiste che non si devono fare proroghe sugli sfratti perché bisogna avere il coraggio di fare determinate cose…cioè: di vendere il patrimonio immobiliare pubblico, di far entrare i capitali privati per gestire la questione affitti in collaborazione con i comuni, di proteggere le banche da possibili perdite per il loro ingresso nel processo del social housing, di utilizzare i fondi di investimento di cassa depositi e prestiti per intervenire nel mercato degli affitti…è tutto un MERCATO ormai, cosa che a noi non interessa affatto preferendo piuttosto ridare dignità a questo Stato con il coinvolgimento della cittadinanza in modo attivo nella gestione delle esigenze di tutti. Nessun privato può arrogarsi il diritto di sostituirsi allo Stato che è il diretto responsabile (cioè colui che deve dare risposte) nei confronti dei diritti di chi vive nei confini italiani.
Il ministro ha parlato anche di utilizzare fondi statali per la ristrutturazione degli alloggi popolari ora non abitabili…ci fa piacere, peccato che 4000 appartamenti a Milano siano stati devastati dalle forze dell’ordine per sgomberare altrettante famiglie senza portare con sé chi era inserito da anni nelle liste di attesa per l’assegnazione delle case popolari lasciandole vuote e inutilizzabili per anni.
I dati del ministero fermi al 2013 parlano di 73.500 sfratti nel 2013, di cui 5.400 circa per finita locazione.
Ci sono circa 400.000 mila famiglie in situazione di precarietà e disagio abitativo
 
Le risorse messe a disposizione dal piano casa per le ristrutturazioni per importi di 15mila euro danno respiro per 4000 appartamenti, invece per interventi più corposi, intorno ai 50.000 euro per i prossimi 3 anni avremo 600 appartamenti l’anno. Sappiamo che non risolve nulla.
Quindi, nel milleproroghe non si intende prorogare gli sfratti di un altro anno o per più tempo, cosa che avrebbe permesso il passaggio di casa in casa e una gestione più delicata dell’emergenza abitativa…scaricando tutti sui giudici senza dar loro indirizzi di alcun genere e sui comuni che sono strozzati dal patto di stabilità.
È chiaro che il governo ha dato in mano alla destra la gestione di questa criticità, se non gestita correttamente, può portare a problemi di ordine pubblico, eppure si dichiara ancora di centro SINISTRA.
E grazie a questo mescolamento delle parti ci troviamo di fronte all’adozione del neoliberismo più spinto che non darà servizi alla cittadinanza, ma farà fare tanti profitti garantiti sui monopoli naturali ai grandi capitali che investiranno pochi spicci nell’acaparramento dei servizi pubblici locali: acqua, rifiuti, trasporto pubblico locale che sono considerati puro MERCATO.
In sostanza le agenzie di rating dicevano “Le costituzioni troppo antifasciste non permettono di mettere sul MERCATO i servizi essenziali alla persona”.
Una piccola curiosità sull’evento di stamattina: la quasi totalità dei relatori, erano toscani.
Negli ultimi anni quando si parla di soldi, di asset e di utili, sento troppo spesso parlare in toscano. Chissà, forse vuol dire qualcosa…

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