Depositata risoluzione in commissione ambiente:
NO alla vendita all’asta delle case popolari.

Il diritto all’abitazione rientra nella categoria dei diritti fondamentali inerenti alla persona, in forza dell’interpretazione desumibile da diverse pronunce dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu).
Viviamo un periodo di forte crisi, dove la precarietà e la disoccupazione non garantiscono nessuna copertura sociale e l’emergenza abitativa si sta ampliando ad una sempre più ampia «fascia grigia» fatta di persone sole, nuclei familiari mono-genitori, giovani coppie, lavoratori precari, immigrati, studenti, anziani soli.
Questo fenomeno lo possiamo vedere nelle grandi città in forma più evidente.

Denunciavo tutta una serie di pericoli lo scorso maggio quando approdò in Aula il Piano Casa di Lupi. Un decreto che prevede, tra le altre cose, la vendita delle case popolari a prezzo di mercato e con il sistema della messa all’asta.
All’asta potrà partecipare chiunque. Una volta vinta l’asta, entro 45 giorni, l’inquilino assegnatario avrà diritto di prelazione sull’acquisto dell’immobile al prezzo d’asta.
In un tale periodo di crisi, chi può permettersi l’acquisto di una casa?

Il Ministero delle Infrastrutture ha scritto il decreto attuativo riguardo la vendita e, grazie all’azione dei sindacati degli inquilini, lo stesso è ancora nel cassetto del Ministro.

Ho quindi depositato una risoluzione in commissione ambiente
(http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=28869&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27RISOLUZIONE+IN+COMMISSIONE%27)
per chiedere il completo ritiro del decreto attuativo ed emanare in risposta il decreto attuativo per la ristrutturazione delle case popolari (per le quali è evidente la mancanza anche della manutenzione ordinaria).

Il 3 dicembre ho chiesto all’ufficio di presidenza di iniziare la discussione della risoluzione, in quanto operazione necessaria e urgente.

Di seguito un articolo che riporta la notizia della risoluzione e alcuni stralci della risoluzione stessa per completezza di informazioni.

http://politica.diariodelweb.it/politica/articolo/?nid=20141204_328418

Lo scorso maggio, con la conversione in legge del decreto-legge n. 47 del 2014, è stato modificato il decreto-legge n. 112 del 2008, prevedendo che, al fine di assicurare il coordinamento della finanza pubblica, i livelli essenziali delle prestazioni e favorire l’accesso alla proprietà dell’abitazione, entro il 30 giugno 2014, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, previa intesa della Conferenza unificata avrebbero approvato le procedure di alienazione degli immobili di proprietà dei comuni, degli enti pubblici anche territoriali, nonché degli Istituti autonomi per le case popolari, tenendo conto anche della possibilità di favorire la dismissione degli alloggi nei condomini misti nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50 per cento oltre che in quelli inseriti in situazioni abitative estranee all’edilizia residenziale pubblica, al fine di conseguire una razionalizzazione del patrimonio e una riduzione degli oneri a carico della finanza locale e che le risorse derivanti dalle alienazioni dovranno essere destinate esclusivamente a un programma straordinario di realizzazione o di acquisto di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e di manutenzione straordinaria del patrimonio esistente.
  

impegna il Governo:
a sospendere le procedure di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e a modificare il decreto attuativo relativo all’articolo 3.1 del decreto-legge n. 47 del 2014 convertito con modificazioni dalla legge n. 80 del 2014, al fine di procedere alla cancellazione della previsione di vendita all’asta delle case popolari, evitando così una pesantissima ricaduta in termini di ampliamento della precarietà abitativa in Italia;
    a prevedere nella nuova formulazione del decreto attuativo che gli inquilini assegnatari abbiano la possibilità di scegliere se comprare o no la casa come previsto dalla legge 24 dicembre 1993, n. 560;
    a restituire il pieno controllo del patrimonio immobiliare nella disponibilità dei cittadini, applicando il principio di trasparenza in tutte le fasi di gestione di tale patrimonio;
    a utilizzare, per tamponare l’emergenza abitativa il patrimonio immobiliare pubblico e quello privato che non risulti abitato, quello degli enti previdenziali e dei fondi immobiliari e bloccare le vendite speculative (ovvero a prezzi superiori a quelli di mercato) del patrimonio immobiliare pubblico;
    a prevedere l’aumento dell’offerta di alloggi a canone sociale;
    a provvedere quanto prima all’approvazione del decreto ministeriale contenente i criteri per la formulazione di un Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà dei comuni e degli Istituti, autonomi per le case popolari come previsto all’articolo 4 del decreto-legge n. 47 del 2014 convertito in legge n. 80 del 2014;
    a prevedere che tale programma abbia fondi certi per il recupero e l’autorecupero del patrimonio pubblico per la realizzazione di progetti per il riuso delle città secondo politiche volte al consumo di «suolo zero», nell’ottica di una concreta rigenerazione urbana, anche attraverso il meccanismo dell’autorecupero;
    a chiarire a quanto ammontino i fondi previsti per l’attuazione dell’articolo 4 del decreto-legge n. 47 del 2014 convertito in legge n. 80 del 2014;
    a dare quanto prima attuazione a quanto previsto dagli articoli 26 e 27 del decreto-legge sblocca Italia (decreto-legge n. 133 del 2014 convertito nella legge n. 164 del 2014) contenenti misure finalizzate alla valorizzazione degli immobili demaniali inutilizzati, con priorità di valutazione ai progetti di recupero di immobili a fini di edilizia residenziale pubblica (ERP), da destinare a nuclei familiari utilmente collocati nelle graduatorie comunali per l’accesso ad alloggi di edilizia economica e popolare e a nuclei sottoposti a provvedimenti di rilascio per morosità incolpevole nonché agli immobili da destinare ad autorecupero, affidati a cooperative composte esclusivamente da soggetti aventi i requisiti per l’accesso all’ERP ed a interventi per la bonifica dell’amianto e per la messa in sicurezza e l’incremento dell’efficienza energetica di scuole, asili nido, strutture socio-sanitarie, edilizia residenziale pubblica.

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