Buon Compleanno ai referendum per l’Acqua Pubblica.

Sono passati tre anni dal 13 giugno 2011.
Quel giorno 27 milioni di persone hanno scelto di gestire l’Acqua fuori da logiche di mercato e senza possibilità di far profitto su di essa.

Due anni di impegno civile radicato sui territori, con la prima fase di raccolta di 1milione e 400mila firme per il deposito dei quesiti referendari, e la seconda fase di campagna referendaria passata nel quasi totale silenzio dei media e della politica, .
Ma si sparse la voce e almeno 4 milioni di italiani avevano fatto anche il semplice gesto di mettere un volantino nella buca del proprio condominio.

Tre anni fa, a quest’ora, si erano appena chiusi i seggi e iniziava lo spoglio.
Vinse il Sì, erano 27 milioni di Sì.

Tutto questo avvenne nonostante un Presidente del Consiglio avesse invitato gli italiani ad andare al mare in quel fine settimana e un Ministro dell’Interno invitasse a mezzogiorno del 13 giugno a non andare più a votare perché il quorum era stato raggiunto (sperando nell’abbassamento di quel quorum per la notoria bassa affluenza del voto all’estero) 

Ad oggi è ancora evidente il silenzio dei media e della politica perché di Acqua Pubblica non si deve mai parlare tantomeno del rispetto dei referendum, cioè del rispetto della volontà dei cittadini.
Si nascondono così anche gli ulteriori tentativi di privatizzazione di un servizio essenziale alla vita come l’Acqua, come evidente nell’art. 23 dell’ultimo decreto legge IRPEF (sotto riportato).

Il Governo insiste con la ricetta delle politiche di austerità per ridurre il debito pubblico, favola da raccontare obbligatoriamente tutte le sere agli italiani prima di mandarli a dormire.
A marzo avevamo raggiunto 2.120 miliardi di euro, ad aprile siamo a quota 2.146,4 miliardi.
La ricetta comprende dismissione di patrimonio pubblico, privatizzazioni dei servizi pubblici locali, jobs act, grandi opere inutili, colate di cemento, precarizzazione delle vite.
Il filo continuo degli ultimi tre governi non si smentisce, la macchina asfaltatrice non si ferma, è andata in loop.
Con la scusa che “tutti devono fare sacrifici”, vengono ad essere sacrificati tutti i beni comuni in nome del Dio Denaro perché il mercato ha fame, molta fame e anche tanta sete.

La domanda sorge spontanea: jobs act, dismissioni e privatizzazioni sono necessarie per ridurre il debito pubblico oppure il costante aumento del debito pubblico è necessario per far passare jobs act, dismissioni e privatizzazioni?

Intanto la legge per l’Acqua Pubblica votata all’unanimità in Regione Lazio lo scorso marzo è oggetto di impugnativa da parte del Governo con motivazioni lontane dalla realtà.
E in Parlamento è stata depositata la legge per l’Acqua Pubblica grazie al lavoro congiunto tra il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e l’intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune della Camera dei Deputati, un testo che riprende la legge di iniziativa popolare depositata nel 2007 sottoscritta da oltre 400mila cittadini.

E’ ora di discutere questa legge in Commissione Ambiente.
L’Acqua tornerà ad essere Pubblica se ci sarà, oltre all’azione parlamentare, anche e soprattutto una forte mobilitazione sociale che spinga la politica nella giusta direzione, verso il rispetto della volontà popolare, il rispetto di 27 milioni di Sì.

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi Vinci!!!

allegato testo art. 23 decreto legge “Irpef”

AZIENDE
MUNICIPALIZZATE


ARTICOLO 23.
(Riordino
e riduzione della spesa di aziende, istituzioni e
società controllate dalle amministrazioni locali)
.
1.
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 3, comma 29, della legge
24 dicembre 2007, n. 244, e dall’articolo 1, comma 569, della legge
27 dicembre 2013, n. 147, il Commissario straordinario di cui
all’articolo
49-bis del
decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, entro il 31 luglio 2014
predispone, anche
ai fini di una loro valorizzazione industriale, un
programma di razionalizzazione delle aziende speciali, delle istituzioni
e delle società direttamente o indirettamente controllate dalle
amministrazioni locali incluse nell’elenco di cui all’articolo 1, comma
3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, individuando in particolare
specifiche misure:
a) per
la liquidazione o trasformazione per fusione o incorporazione
degli organismi sopra indicati, in funzione delle dimensioni e degli
ambiti ottimali per lo svolgimento delle rispettive attività;
b) per
l’efficientamento della loro gestione, anche attraverso la comparazione
con altri operatori che operano a livello nazionale e internazionale;
c) per
la cessione di rami d’azienda o anche di personale ad altre
società anche a capitale privato con il trasferimento di funzioni e
attività di servizi.
1-bis. Il
programma di cui al comma 1 è reso operativo e vincolante
per gli enti locali, anche ai fini di una sua traduzione nel patto
di stabilità e crescita interno, nel disegno di legge di stabilità
per il
2015.

ps: ringrazio Marco Bersani di Attac Italia 100% per i dati e gli spunti di riflessione forniti.

Condividi l'articolo su: Facebooktwittergoogle_plusFacebooktwittergoogle_plus