#SalvaRoma
Il governo ha di fatto commissariato Roma Capitale.
Boccia la ripubblicizzazione dell’acqua che darebbe un servizio migliore, garantirebbe partecipazione ai cittadini alla sua gestione e trasparenza nell’uso dei soldi pubblici guardando al servizio al cittadino e non al profitto rispettanto così la volontà popolare dei referendum 2011.
Boccia la raccolta differenziata porta a porta, come invece già ordinato dal Prefetto.
Boccia l’uso del patrimonio immobiliare per risolvere l’emergenza abitativa, boccia la rescissione dei contratti di affitto per i locali privati usati dal Comune, boccia il taglio alle consulenze esterne, boccia il taglio alle esternalizzazioni, boccia la razionalizzazione dei manager nelle partecipate.
Promuove invece la vendita dei gioielli di famiglia, promuove i licenziamenti e la dismissione delle società
partecipate con possibile creazione di mega holding, promuove la liberalizzazione, quindi privatizzazione, e messa sul mercato del trasporto pubblico e della gestione dei rifiuti, mantiene l’acqua privata per la gioia di Caltagirone, promuove il controllo della “troika” Min.economia Min.interno e Camere sul comune.
Chi ha gestito le casse comunali di Roma nelle ere rutelliane e veltroniane, oggi detta legge in Parlamento per “salvarne” le sorti.
Il governo strozza i comuni con una normativa frutto di un sistema economico fallimentare, quello che ci ha portato alla crisi e all’attuale entità del debito pubblico (odioso e illegittimo?), portandoli così al dissesto e obbligandoli a vendere e privatizzare tutto come fosse l’unica soluzione possibile. Niente di più falso.
Intanto a rimetterci sono i cittadini, abbandonati nelle periferie, che non vivono le loro città ma le sopravvivono, che ne sopportano il mal funzionamento pagando caro quei servizi essenziali ai quali hanno pieno diritto, dove vige purtroppo la logica del profitto e della speculazione.
Vogliamo continuare a lavorare per un nuovo modello di città per il benessere di tutti i cittadini.

ps: lunedì inizia la discussione generale del decreto “finanza locale” che comprende l’art.16 “misure per Roma Capitale”. Da martedì voti in aula per eventuali emendamenti. La discussione proseguirà al Senato dove si giocherà la vera partita sulle sorti di Roma e del resto del Paese.

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