Stamattina è stata convocata la Conferenza dei Sindaci di Roma e provincia (Ato 2 Lazio) per discutere dell’unico punto all’Odg: approvazione tariffa idrica 2012/2013, piano finanziario dal 2012 al 2032 e nuova tariffa idrica legata al piano finanziario dal 2014 al 2032.
Interviene per primo l’Assessore Masini per Roma Capitale: chiede si deliberi unicamente sull’aumento della tariffa transitoria proposta dalla STO (Segreteria Tecnica Operativa) dell’Ato2 per il periodo 2012/2013.
Interventi: i Sindaci chiedono che la conferenza torni a decidere su come gestire il servizio idrico e smetta di ratificare atti. Chiede oculatezza nella gestione dei fondi usati da Acea Ato2 Spa a partire dal trattamento economico dei dirigenti, dalle auto blu utilizzate anche dall’ultimo dei dirigenti, dal controllo dei lavori effettuati alle linee idriche per i quali i cittadini hanno già pagato in bolletta su base preventiva, che magicamente aumentano di 3 volte.
Si lamenta anche l’assenza di rappresentanti di Acea Ato2 Spa.
I Sindaci della provincia sottolineano che le famiglie non possono sopportare ulteriori aumenti in bolletta e, alcuni, sottolineano che la tariffa in approvazione subirà modifiche una volta uscita la sentenza del TAR della Lombardia a fronte del ricorso proposto dal Forum Acqua.
Votazione: approvata la proposta di Roma Capitale con due Sindaci contrari.
Gli aumenti sono quantificati in 2,52% per il 2012 e del 1,81% per il 2013 sulla base della tariffa vigente nel 2011.
Non viene votata la parte relativa alla proposta di tariffa transitoria di Acea Ato2 Spa né la parte relativa alla tariffa definitiva e al piano finanziario del periodo 2014/2032.
Facciamo fiato sul collo sui Sindaci di Roma e provincia chiamati a bocciare definitivamente gli aumenti tariffari proposti da Acea che, tra l’altro, nel 2012-2013, si è auto-scontata 140, sì centoquaranta!, milioni di euro rispetto agli investimenti pianificati e sui quali però ha ovviamente percepito lo stesso il profitto in bolletta, nonostante la volontà espressa dai romani nei referendum del 2011, e distribuito utili per decine di milioni di euro.

 

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